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> GENOVA 2001, Argomento hot!
 
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Inviato il: Sabato, 12-Nov-2011, 23:18
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Romero
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Nel caso non abbiate letto:
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venerdì 20 novembre 2009
Chi ha paura di Mario Placanica?


20 luglio 2001. Genova. Mario Placanica, carabiniere in servizio di leva, ha solo 21 anni. Ha ricevuto un addestramento sommario ed è stato gettato nella mischia del G8 più violento e sanguinoso mai avvenuto.

La storia è tristemente famosa: quel giorno Carlo Giuliani perderà la vita per mano proprio di Mario Placanica, che verrà comunque prosciolto dall’accusa di omicidio, in quanto il carabiniere avrebbe agito per legittima difesa ed avrebbe fatto un uso legittimo delle armi.
Questo dice la sentenza. E le sentenze vanno rispettate.

Quello che succede da quel giorno in avanti a Mario Placanica è però davvero poco comprensibile.

Innanzitutto nel 2003, mentre si trova in viaggio da solo, ha un grave incidente d’auto. Placanica perde improvvisamente il controllo del mezzo, che si va a schiantare violentemente contro un albero, e si salva gettandosi dallo sportello dell’auto in corsa.

Il suo legale dichiarerà: La dinamica dell' incidente stradale in cui è rimasto coinvolto Mario Placanica non è chiara. A prima vista, l'episodio appare inspiegabile, ipotizzando un sabotaggio. L’inchiesta aperta dalla magistratura di Catanzaro verrà archiviata.

Ad aprile 2005 Placanica viene congedato dall’Arma in quanto valutato non idoneo al servizio, "per infermità dipendente da causa di servizio". La diagnosi parla di "disturbo dell’adattamento con ansia ed atipie del pensiero".

Placanica ricorre al Tar, si sottopone a nuove visite e perizie, che lo giudicano mentalmente sano. Quindi il Tar stabilisce che il congedo di Placanica è illegittimo. Certamente strumentale.

Sempre nel 2005 l’ormai ex carabiniere denuncia diverse minacce di morte nei suoi confronti.

A novembre 2006 rilascia un’intervista al quotidiano Calabria Ora in cui mette in dubbio sia la verità processuale che le motivazioni del suo congedo dall’arma, fornendo inoltre particolari che oggi è bene rileggere con attenzione: “Ci dicevano di stare attenti, ci raccontavano che ci avrebbero tirato le sacche di sangue infetto. Ci dicevano di attacchi terroristici. La sensazione era come se dovessimo andare in guerra…

mi è stato affidato il compito di sparare i lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Però dopo un po’ il maggiore Cappello mi ha preso il lanciagranate perché diceva che non ero capace. Io stavo sparando a "parabola", così come mi è stato insegnato, e invece lui ha iniziato a sparare ad altezza d’uomo, colpendo in faccia le persone. Cose allucinanti…

ho iniziato a sentirmi male…sono stato accompagnato in una via che conduce a piazza Alimonda. Sulla strada ho visto di tutto, ho visto picchiare a sangue dal colonnello Truglio e dal maggiore Cappello alcune persone con la macchina fotografica…

Ci hanno lasciato soli, ci hanno abbandonato. Potevano intervenire perché c’erano i carabinieri e anche gli agenti della polizia. Potevano fare una carica per disperdere i manifestanti e invece non hanno fatto niente…
Sono convinto di aver sparato in aria, non ho preso la mira, è la verità… Due colpi, tutti e due in aria.
Ho saputo della morte di Carlo Giuliani alle 23 quando sono venuti in ospedale i carabinieri con un maggiore. Però non mi hanno comunicato la notizia in ospedale…mi hanno fatto firmare la cartella e mi hanno portato in caserma. Lì mi hanno detto che avevo ucciso un manifestante.

Io sapevo di aver sparato però ero convinto anche di aver sparato in aria. Mi hanno fatto l’interrogatorio, mi hanno messo sotto pressione…Hanno cercato di farmi dire qualcosa in più, ma io l’ho detto che non avevo sparato direttamente.

Mi chiamavano il killer. I colleghi hanno fatto festa, mi hanno regalato un basco dei Tuscania, "benvenuto tra gli assassini" mi hanno detto.

Sono un capro espiatorio usato per coprire qualcuno…Credo che mi sono trovato in un ingranaggio più grande di me.. Perché alcuni militari hanno "lavorato" sul corpo di Giuliani? Perché gli hanno fracassato la testa con una pietra?

Ecco, credo che queste parole non abbiano fatto piacere ai vertici dell’Arma, e neanche a quelli governativi.

Nel 2007 Placanica denuncia nuove minacce di morte ed un tentativo di investimento da parte di un fuoristrada.

Nell'agosto 2008 Mario Placanica, assistito dal legale Carlo Taormina, sporge denuncia contro ignoti per l'omicidio di Carlo Giuliani.

Secondo la tesi le perizie di parte effettuate su resti di Giuliani dimostrebbero l'assenza di residui dovuti alla camiciatura del proiettile: essendo i proiettili usati da Placanica, come quelli in dotazione degli altri sottoufficiali, camiciati, questo fatto escluderebbe che i colpi mortali siano partiti dalla sua pistola. Taormina ha aggiunto che i colpi potrebbero essere partiti dall'arma di un ufficiale o da quella di un civile.

Altra cosa questa che deve aver irritato non poco la benemerita…

Nell'agosto del 2009 la Corte Europea dei diritti dell'uomo ha stabilito che Mario Placanica agì per legittima difesa. La stessa Corte ha però condannato lo Stato italiano a pagare 40.000 euro ai familiari di Carlo Giuliani, 15.000 euro a ciascuno dei genitori e 10.000 euro alla sorella, in quanto «le autorità italiane non hanno condotto un'inchiesta adeguata sulle circostanze della morte del giovane manifestante» e che non fu avviata un'inchiesta per identificare «le eventuali mancanze nella pianificazione e gestione delle operazioni di ordine pubblico».

Ed ora, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che Mario Placanica è indagato dalla Procura della Repubblica di Catanzaro con l'accusa di violenza sessuale su minore e maltrattamenti nei confronti di una ragazzina che all'epoca dei fatti, avvenuti dall'agosto 2006 all'agosto 2007, aveva 11 anni.

Sarà la magistratura a stabilire se l’accusa sia fondata o meno. Certo va rilevato come oggi nessuno dei soliti garantisti ad orologeria, o meglio ad personam, abbia nulla da dire sulla vergognosa fuga di notizie patita da Placanica.
Va infatti considerato che la fuga di notizie riguarda un incidente probatorio riguardante l’ascolto di un minore, che si è svolto in un luogo protetto e con la massima segretezza. Teorica ovviamente.

Ripeto che la verità la stabilirà la magistratura. Ma una domanda si impone al termine di tutte queste strane vicende che hanno accompagnato l’ex carabiniere in questi anni: chi ha paura di Mario Placanica?

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meeela92
Inviato il: Domenica, 13-Nov-2011, 01:17
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Insecto Urbano
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interessante...
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alamierda84
Inviato il: Domenica, 13-Nov-2011, 11:07
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si si sapevo già..
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alamierda84
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Diaz, confermate tutte le condanne Vertici polizia saranno sospesi

Roma, 5 lug. (Adnkronos/Ign) - La Cassazione ha reso definitive le condanne nei confronti dei funzionari della Polizia per l'irruzione alla Scuola Diaz di Genova nel corso del G8. La quinta sezione penale ha inoltre dichiarato la prescrizione relativamente ai reati di lesioni per i capisquadra.

Nel dettaglio, la Cassazione ha confermato l'impianto accusatorio della decisione della Corte d'Appello di Genova del 18 maggio 2010. Convalidata la condanna a 4 anni per Francesco Gratteri, attuale capo del dipartimento centrale anticrimine della Polizia; convalidati anche i 4 anni per Giovanni Luperi, vicedirettore Ucigos ai tempi del G8, oggi capo del reparto analisi dell'Aisi.
Tre anni e 8 mesi a Gilberto Caldarozzi, attuale capo servizio centrale operativo. Convalidata anche la condanna a 5 anni per Vincenzo Canterini, ex dirigente del reparto mobile di Roma. La conferma delle condanne comportera' la sospensione dal servizio per i funzionari dal momento che nei loro confronti e' stata applicata la pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.
In particolare, la Cassazione sulla irruzione alla scuola Diaz ha dichiarato la prescrizione per il reato di lesione nei confronti di 8 imputati. Si tratta di Basili, Tucci, Lucaroni, Zaccaria, Cenni, Ledoti, Compagnone e Stranieri. Praticamente si tratta degli agenti e del settimo nucleo che la notte del 21 luglio di 11 anni fa fecero irruzione nella scuola Diaz. Confermate invece le condanne per il reato di falso in atto pubblico nei confronti dei funzionari della polizia. Vale a dire per Luperi, Gratteri, Caldarozzi, Ferri, Cicimarra, Dominici, Mortola, Di Sarro, Mazzoni, Cerchi, Di Novi, Di Bernardini, Canterini.
Da annotare che nei confronti di quest'ultimo all'epoca dei fatti ex dirigente del reparto Mobile di Roma, molto probabilmente dovra' essere rideterminata la condanna a 5 anni visto che nei suoi confronti vi era anche la condanna per lesioni aggravate che oggi e' stata dichiarata prescritta dalla Cassazione.
A questo punto si apre la via per i risarcimenti delle parti civili, vale a dire per i No Global che 11 anni si trovavano alla scuola Diaz durante l'irruzione. Furono oltre 60 le persone ferite e 93 gli arrestati per i disordini in citta' poi prosciolti.
''Una notizia positiva - commenta Giuliano Giuliani, padre di Carlo, il giovane morto nel luglio 2001 durante gli scontri al G8 -. Succede di rado, ma quando accade bisogna accoglierla con soddisfazione. Vuol dire che in questo Paese c'e' ancora un barlume di giustizia''. ''Ora - dice all'Adnkronos - speriamo che ci siano altre pagine di questo genere. Cercheremo in tutti i modi -dice- di ottenere verita' e giustizia anche sull'assassinio di Carlo''.
Per Enzo Marco Letizia, segretario dell'Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, "l'istituzione Polizia, con i suoi comportamenti successivi ai fatti del G8, e' andata ben oltre un'assunzione di responsabilita' ed ha agito al suo interno, affinche' gli errori commessi nel luglio del 2001 non si ripetessero piu', con una tenace convinzione -sottolinea - che ha trovato la sua massima espressione nella fondazione della scuola di polizia, la cui filosofia e' proprio quella di apprendere dai propri errori. La politica, dai fatti di Genova, non puo' esimersi di continuare ad investire di piu', senza mai far mancare le risorse per la preparazione delle forze di polizia proprio nell'ordine pubblico, poiche' oggi le tensioni sociali effetto della crisi economica non consentono errori nelle piazze italiane''.
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