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> Gheddafi, l'amico di Silvio, ...Se lo conosci lo eviti... o no?
 
TanK
Inviato il: Giovedì, 24-Mar-2011, 12:40
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Gato Lopez
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Da La Repubblica di oggi:

E la fan del raìs sputò sulla sua foto
le crepe del regime dietro le adunate

Dal suk ai quartieri alti, a Tripoli spiragli di dissenso. "I massacri e la repressione hanno costretto il popolo a piegarsi ma anche ad odiare"
dal nostro inviato VINCENZO NIGRO

TRIPOLI - Venerdì 25 febbraio, il primo giorno dopo l'arrivo a Tripoli, a poche ore dal rude contatto dei giornalisti italiani con i "kataeb" all'uscita dell'aeroporto (schiaffone e calci per uno, breve arresto per tutti), i gentili organizzatori del governo libico che guidano la carovana mediatica ci portarono in piazza Verde. Era la prima manifestazione del venerdì dopo le proteste e i morti nelle moschee, il primo venerdì di militanza gheddafiana organizzata ed esibita. Nel carnevale assordante e pericoloso, una ragazza truccata, ricca e ben vestita, alla guida di un macchinone giapponese, si avvicinò anche lei brandendo dal finestrino il suo bel poster del colonnello. Suonava, cantava e urlava lo slogan d'obbligo, "Allah/Muhammar u Lybya u Bas", ovvero "Allah-Muhammar - la Libia e basta". Poi all'improvviso, la pariolina di Tripoli, guardando bene che ci fossero solo stranieri, avvicinò il volto del colonnello al suo, ci sputò sopra rabbiosamente e continuò a sgommare, sogghignando e strombazzando.

Eravamo ancora troppo scioccati, ignoranti e confusi in quella bolgia di segni e segnali che è la Libia di oggi. Ma dopo un mese, i segni di dissenso, le prime crepe, il pre-allarme di uno sgretolamento iniziano a emergere. Non vuol dire nulla, non lascia presagire un crollo, una dissoluzione o cos'altro sulla tenuta del regime. Ma è cronaca. Purtroppo, per evitare che i solerti traduttori della Jana e dell'ambasciata libica a Roma spediscano la sintesi delle nostre cronache
a Tripoli includendo nomi e cognomi, evitiamo di farli. Tra l'altro anche loro non sanno come verrà giudicata fra pochi giorni la loro lealtà a questo regime.

"Vedi, tutti qui stiamo seguendo le divisioni in Europa, nel governo italiano, tutti sappiamo che Gheddafi spera di allargare queste divisioni, di trovare ossigeno per continuare a combattere e magari ripulire del tutto almeno la Tripolitania", dice uno, "ma sappiamo pure che prima o poi Obama, Sarkozy, Berlusconi e Cameron si metteranno d'accordo, si spartiranno qualcosa. E allora non possiamo restare legati al destino di un uomo solo". Queste sono le parole di un uomo terribilmente vicino al sistema, informato, integrato e attivissimo, ai massimi livelli.

Nei mercati, nei negozi, la gente è meno sofisticata, ma non meno efficace: "Questo popolo ha retto Gheddafi per 40 anni: all'inizio eravamo orgogliosi, ci ha dato forza e visibilità nel mondo. La Libia è sempre stata una terra violenta, gli oppositori uccisi a Tripoli o in giro nelle vostre città erano pochi, erano solo un esempio. Ma da dieci, vent'anni i massacri, la repressione, la violenza ci hanno costretto a piegarci, ma anche ad odiare". Sempre quel venerdì 25, scappando a piedi dalla moschea di piazza Algeria mentre il primo corteo di protesta veniva fermato a colpi di Kalashnikov dei kataeb, i militanti che comandano anche alla polizia, un signore di 60 anni sibilò correndo "state attenti, qui c'è polizia in borghese, non parlate, non correte, siete europei, vi fermeranno per primi".

Dopo qualche giorno di bombardamenti alleati, dopo la paura delle prime notti, le parole aumentano. "Sì, abbiamo paura delle bombe, ma vediamo che non stanno colpendo la città: ai bambini la notte diciamo che sono fuochi artificiali, ma lo sentite anche voi, le bombe americane non si sentono, quella che si sente è la loro contraerea che spara in aria per terrorizzare noi più che gli aerei". Molti dei nostri gentili accompagnatori ci hanno sempre ripetuto che "alle prime bombe il popolo si stringerà attorno al suo leader, anche quelli che lo hanno criticato, noi libici siamo così!". Non è vero: nelle case la notte e nei negozi il giorno i libici aspettano una bomba, unica e precisa, che metta fine a tutto. "Poi vedremo cosa sarà, ma qualsiasi cosa sarà meglio, adesso basta".

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alamierda84
Inviato il: Venerdì, 21-Ott-2011, 10:32
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Notizie contrastanti e non tutte verificabili su Ultimi momenti del rais libico Le ultime ore di Gheddafi a Sirte Preso vivo, poi un colpo alla tempia Tentava la fuga, convoglio colpito da missili Nato. «Gridava non sparate». «No: ha combattuto».

MILANO - La fine di Gheddafi, dopo oltre 40 anni di potere è poco fuori un cunicolo dove s'era rifugiato. Come Saddam, anche il leader libico fino a poco fa incontrastato, ha passato gli ultimi momenti della sua vita in una buca, in quello spicchio della città di Sirte che fino a ieri era difeso dai suoi ultimi fedelissimi. Diversamente dal dittatore iracheno, non ha avuto processi. La sua condanna a morte è stata eseguita subito. I ribelli lo hanno identificato, catturato e, infine, giustiziato. Con un colpo alla tempia, che appare evidente nelle foto arrivate ore dopo dalle agenzie. Gli ha sparato un ragazzo, sembra, con la pistola d'oro sottratta al Raìs. Gheddafi stava fuggendo, con un piccolo convoglio di fuoristrada. Ma un drone Usa e aerei francesi lo hanno fermato insieme ai suoi ultimi sostenitori : missili della Nato hanno determinato l'inizio della fine, colpendo i mezzi in movimento. Il tentativo estremo di nascondersi è stato inutile. Ore dopo, tutti questi particolari hanno chiarito almeno in parte la dinamica dei fatti. Ma quando la prima notizia viene lanciata dall'Ansa, a metà giornata, le circostanze della morte del Raìs risultavano ancora contrastanti e incerte.

COLPITO ALLA TESTA - La certezza arriva quasi subito: «Gheddafi è morto». Ma come e per mano di chi non è subito chiaro. «È stato colpito in testa», ha detto uno dei responsabili militari del Cnt, Abdel Majid, il quale in precedenza aveva riferito che era stato catturato all'alba ed era stato ferito mentre cercava di fuggire in un convoglio attaccato da caccia della Nato. Da Misurata, un altro rappresentante del Cnt (Consiglio nazionale di transizione), Mohamed Abdel Kafi, aveva detto alla Reuters che il corpo di Gheddafi è stato trasportato in una località segreta per motivi di sicurezza. L'Alleanza Atlantica ha confermato solo di aver attaccato due veicoli militari di gheddafiani nei pressi di Sirte. Il ministro dell'Informazione, Mahmoud Shammam, ha invece riferito che Gheddafi è stato ucciso in un attaccato del Cnt. Un miliziano del Cnt ha detto di aver visto il rais nascosto in una buca che gridava: «Non sparate, non sparate» agli uomini che lo stavano braccando. Secondo un altro invece Gheddafi «ha combattuto sino alla fine».

PRESO IL PORTAVOCE - Anche il portavoce di Gheddafi, Mussa Ibrahim, è stato catturato vicino a Sirte. Lo ha detto Abdul Jalil al-Hakim, comandante dell'undicesima Brigata, assicurando di averlo visto con i suoi occhi. Catturati anche il figlio di Gheddafi, Mutassim, e il suo segretario, il cugino del Colonnello, Ahmed Ibrahim. Ucciso invece il capo delle forze armate Abu Bakr Yunus Jaber. Catturato inoltre nell'oasi di Cufra Daldum Mohammed Fadel, capo di una brigata del Movimento per la liberazione del Sudan, tra i leader dei ribelli del Darfour che stava raccogliendo armi e soldi per ritornare in Sudan dopo aver guidato per mesi i mercenari sudanesi che hanno combattuto al servizio di Gheddafi a Misurata e Zliten.

CADE SIRTE - Gli avvenimenenti sono precipitati con la caduta di Sirte, ultima roccaforte dei gheddafiani, in mano ribelle da giovedì mattina. «Le truppe ancora fedeli a Gheddafi sono in fuga da Sirte e ora si sta combattendo a 12 chilometri dalla città», è quanto aveva riferito un comandante del Cnt prima della notizia della morte del Raìs. «Questa mattina i nostri uomini hanno conquistato il quartiere numero 2 di Sirte dove da giorni si erano asserragliati gli uomini di Gheddafi. Una colonna composta da 40 veicoli è quindi fuggita verso ovest ed è stata attaccata dai caccia della Nato che hanno effettuato alcuni raid. Sette veicoli delle brigate di Gheddafi lungo la strada che porta a Misurata sono stati circondati dai miliziani del Cnt e con i quali hanno ingaggiato un violento scontro a fuoco».

Corriere della sera
20 ottobre 2011
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jaquelinho87
Inviato il: Sabato, 22-Ott-2011, 13:13
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Gato Lopez
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il titolo del topic riecheggia nelle parole dette da Silvio sulla "gloria che passa".

ma per l'italia è tutta questione di Eni.


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L'UNIONE FA LA FORBICE

L'importante è che tu non perda i capelli dentro


Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo
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alamierda84
Inviato il: Domenica, 23-Ott-2011, 09:22
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ora vediamo come andrà avanti la libia...gli avvoltoi si butteranno a capofitto?
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