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> Gheddafi, l'amico di Silvio, ...Se lo conosci lo eviti... o no?
 
jaquelinho87
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è molto probabile che nelle prossime ore le forze militari europee ed americane, congiuntamente, cercheranno di destituire Gheddafi con l'uso dei muscoli..


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alamierda84
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Libia dichiara cessate-fuoco dopo minaccia attacco Nato
venerdì 18 marzo 2011 20:15

TRIPOLI/NAZIONI UNITE (Reuters) - Il governo di Muammar Gheddafi ha detto di aver implementato un cessate- il-fuoco unilaterale nella sua offensiva per soffocare la ribellione in Libia, mentre gli aerei militari dell'Occidente si preparano ad attaccare le sue forze armate, dopo che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha approvato stanotte una risoluzione che autorizza l'azione militare per la protezione dei civili.

Intanto Francia e Gran Bretagna protrebbero inviare prima di domani aerei a sorvolare la Libia per dare un "messaggio politico" a Gheddafi, ha detto una fonte diplomatica di Parigi.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, in una dichiarazione, ha avvertito il leader libico di rispettare le richieste dell'Onu di un cessate il fuoco, altrimenti ne affronterà le conseguenze, che comprendono anche un intervento militare.

"Tutti gli attacchi contro i civili devono essere fermati", ha detto Obama in un discorso nella East Room della Casa Bianca, aggiugendo che comunque Washington non invierà truppe di terra.

LA REAZIONE DI TRIPOLI. DOMANI VERTICE A PARIGI

"La Libia ha già messo in atto il cessate il fuoco", ha detto il portavoce del governo Ibrahim Mussa. "Non abbiamo condotto alcuna operazione militare oggi né su Misurata né altrove nel Paese".

Oggi abitanti di Misurata avevano invece detto a Reuters al telefono che la città si trovava sotto un pesante bombardamento delle truppe governative. Un medico ha parlato di almeno 25 morti e 100 feriti.

Il portavoce ha detto che Tripoli vuole che le autorità turche e maltesi "supervisionino e aiutino a mettere in pratica il cessate il fuoco".

"Non sappiamo chi raggiungere al Consiglio di Sicurezza (dell'Onu) per lavorare sulle tecnicità del cessate il fuoco. Questo è il problema che stiamo cercando di risolvere al momento".

Nel frattempo da Madrid il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon, che domani incontrerà i leader europei - tra cui anche il premier Silvio Berlusconi - e africani, ha dichiarato che è assolutamente necessario che le autorità libiche cessino le ostilità immediatamente.

Il ministro degli Esteri libico ha invocato il dialogo fra tutte le parti, anche se ieri Gheddafi aveva proclamato che "non avrà pietà". I ribelli dal canto loro hanno invocato l'aiuto dall'estero prima che sia troppo tardi.

La Francia, una delle principali nazioni sostenitrici dell'intervento militare, ha detto di essere cauta a proposito dell'annuncio del cessate-il- fuoco e che "la minaccia sul terreno non è cambiata".

Le autorità occidentali hanno dichiarato che l'azione militare potrebbe includere Francia, Gran Bretagna, gli Stati Uniti e uno o più Paesi arabi. L'Italia ha deciso di partecipare non solo offrendo basi aeree, ma anche mezzi e forze.

Il primo ministro britannico David Cameron ha annunciato che la Gran Bretagna sta per spostare i suoi aerei militari verso basi da cui potranno poi partire verso l'operazione in Libia.

Il Qatar ha comunicato che prenderà parte all'operazione ma non è chiaro se questo significhi un aiuto militare, mentre la Danimarca ha detto che fornirà aerei da guerra. Anche la Norvegia si è detta pronta.

BOMBE SU MISURATA

Gli abitanti di Misurata hanno riferito che la città, in mano ai ribelli, si trova sotto bombardamenti a tappeto delle forze di Gheddafi.

"Stanno bombardando tutto, case, moschee e persino ambulanze", ha detto al telefono a Reuters Gemal, un portavoce dei ribelli dall'ultima roccaforte degli insorti nell'ovest del Paese.

Un altro ribelle che si fa chiamare Saadoun ha detto: "Riteniamo che vogliano entrare nella città ad ogni costo prima che la comunità internazionale inizi a mettere in pratica la risoluzione dell'Onu. Chiediamo alla comunità internazionale di fare qualcosa prima che sia troppo tardi. Devono agire ora".

LA DECISIONE DELL'ONU

Stanotte il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, riunito in seduta d'emergenza, ha approvato una risoluzione che prevede la creazione di una no-fly zone per fermare le truppe governative e che autorizza "tutte le misure necessarie" per proteggere i civili dalle forze di Gheddafi.

Dieci dei 15 membri del Consiglio di sicurezza hanno votato a favore della risoluzione, mentre Russia, Cina e Germania sono tra gli astenuti. La risoluzione è stata proposta da Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Libano.

Oltre all'azione militare il testo allarga lo spettro delle sanzioni contro Gheddafi e il suo clan. Tra le aziende i cui beni sono stati congelati dall'Onu c'è la Libyan National Oil e la banca centrale.

Un'azione militare straniera potrebbe comprendere il rispetto del divieto del volo di aerei e del passaggio di mezzi via terra in certe aree del paese, una zona di esclusione marittima, interferenze nelle comunicazioni militari e aiuto di intelligence ai ribelli. Eventuali raid aerei avrebbero quasi certamente come obiettivo la messa fuori uso dei radar e delle difese aeree libiche.

L'ente europeo di controllo del traffico aereo, Eurocontrol, ha detto di avere ricevuto informazioni da Malta secondo cui il controllo del traffico aereo di Tripoli non accetta più velivoli nel suo spazio aereo "fino a nuovo avviso".

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jaquelinho87
Inviato il: Domenica, 20-Mar-2011, 01:28
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COMINCIATI I BOMBARDAMENTI SULLA LIBIA.

Gheddafi ha detto di aver abbattuto un aereo francese.
I francesi smentiscono.
(propendo per la versione francese)

(ANSA) - 19 MAR - Continua la pioggia di missili sulla Libia. Gli attacchi aerei delle forze occidentali vicino Misurata hanno preso di mira una base aerea dove sono di stanza fedeli di Gheddafi, riferiscono i residenti della citta'.

Attacchi anche contro la base aerea di Mitiga, alla periferia di Tripoli, dice al Jazira.


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alamierda84
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Frattini corregge la Russa: «Nessun rischio attentati nel nostro Paese»
Berlusconi «addolorato» per Gheddafi
Casini: «Io lo sono per le sue vittime»

MILANO - «Sono addolorato per Gheddafi e mi dispiace. Quello che accade in Libia mi colpisce personalmente». La frase pronunciata lunedì sera da Silvio Berlusconi a Torino a margine di una cene elettorale rischia di diventare il caso politico del giorno. Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, replica subito attraverso il suo blog: «Affronteremo con senso dello Stato il dibattito parlamentare, ma una cosa deve essere chiara: siamo addolorati per le migliaia di donne e di uomini assassinati da Gheddafi e dai suoi scherani, non certo per la sorte del leader libico. Tra il carnefice e le vittime non abbiamo dubbi da che parte stare».

«NESSUN RISCHIO TERRORISMO» - Intanto gli esponenti del governo italiano continuano ad insistere sulla necessità di un passaggio del comando della missione alla Nato. Quella in Libia, ha detto il mistro degli Esteri, Franco Frattini, «non è una missione di guerra ma di tipo umanitario per far rispettare a Gheddafi un cessate il fuoco assoluto» ed ora dopo tre giorni in cui era indispensabile un'accelerazione dell'azione «è tempo di tornare alle regole» con «un comando unificato della Nato». Frattini, intervenendo a Radio Anch'io, ha inoltre corretto le parole pronunciate lunedì da Ignazio La Russa, che a Corriere Tv aveva detto di non temere ritorsioni libiche mediante lanci di missili, quanto piuttosto eventuali attentati condotti sul territorio da singoli attentatori: «Il comitato antiterrorismo del ministero dell'Interno è attivo ed ha rafforzato tutte le misure di prevenzione. Gli italiani possono stare tranquilli. La nostra intelligence, le nostre forze di polizia fanno un lavoro straordinario di prevenzione antiterrorismo».

«LA FRANCIA NON COMANDA» - Il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, parlando a Canale 5 ha invece detto che «nessun paese è padrone del Mediterraneo». Di più: «C'è una risoluzione dell'Onu e non sta bene che qualcuno, come la Francia, vada più avanti anche perchè i danni maggiori di un intervento maldestro in Libia ricadrebbero sull'Italia sia in termini di massiccia immigrazione che di rischio terrorismo».

Redazione Online Corriere della sera
22 marzo 2011©
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Inviato il: Martedì, 22-Mar-2011, 14:33
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QUOTE (alamierda84 @ Martedì, 22-Mar-2011, 11:53)
Berlusconi «addolorato» per Gheddafi

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Inviato il: Mercoledì, 23-Mar-2011, 11:13
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Retroscena/ Clamoroso: "Sarko' ha manovrato la rivolta libica"
Mercoledí 23.03.2011 08:49

"Prima tappa del viaggio. Venti ottobre 2010, Tunisi. Qui - scrive Franco Bechis su LIBERO -
e' sceso con tutta la sua famiglia da un aereo della Lybian Airlines Nouri Mesmari, capo del protocollo della corte del colonnello Muammar El Gheddafi. E' uno dei piu' alti papaveri del regime libico, da sempre a fianco del colonnello. L'unico - per capirci - che insieme al ministro degli Esteri Mussa Koussa aveva accesso diretto alle residence del rai's senza bisogno di bussare. L'unico a potere varcare la soglia della suite 204 del vecchio circolo ufficiale di Bengasi, dove il colonnello libico ha ospitato con grandi onori il premier italiano Silvio Berlusconi durante le visite ufficiali in Libia. Quello sbarco a Tunisi di Mesmari dura poche ore. Non si sa chi incontri nella capitale dove ancora la rivolta contro Ben Ali cova sotto le ceneri. Ma e' ormai certo che proprio in quelle ore e in quelle immediatamente successive Mesmari getti i ponti di quella che a meta' febbraio sarebbe diventata la ribellione della Cirenaica. E prepara la possibile spallata a Gheddafi cercando e ottenendo l'alleanza su due fronti: il primo e' quello della dissidenza tunisina. Il secondo e' quello della Francia di Nicholas Sarkozy. Ed entrambe le alleanze gli riescono. Lo testimoniano alcuni clamorosi documenti della Dgse (direzione generale della sicurezza estera), il servizio segreto francese e una clamorosa serie di notizie fatte circolare in ambienti diplomatici francesi da una newsletter loro dedicata, Maghreb Confindential (di cui esiste una versione sintetica e accessibile a pagamento). Mesmari arriva a Parigi il giorno successivo, 21 ottobre. E da li' non si muovera' piu'. In Libia non ha nascosto il suo viaggio in Francia, visto che si e' portato dietro tutta la famiglia. La versione e' che e' a Parigi per delicate cure mediche e probabilmente per un'operazione. Ma di medici non ne vedrai mai nemmeno uno.

"Quel che vedra' invece ogni giorno - prosegue Bechis su LIBERO - sono funzionari del servizio segreto francese. Sicuramente ai primi di novembre sono visti entrare all'Hotel Concorde Lafayette di Parigi, dove Mesmari soggiorna, alcuni stretti collaboratori del presidente francese Sarkozy. Il 16 novembre c'e' una fila di auto blu fuori dall'hotel. Nella suite di Mesmari si svolge una lunga e fitta riunione. Due giorni dopo parte per Bengasi una strana e fitta delegazione commerciale francese. Ci sono funzionari del ministero dell'Agricoltura, dirigenti della France Export Cereales e della France Agrimer e manager della Soufflet, della Louis Dreyfus, della Glencore, della Cani Cereales, della Cargill e della Conagra. Una spedizione commerciale, sulla carta, per cercare di ottenere proprio a Bengasi ricche commesse libiche. Ma nel gruppo sono mescolati anche militari della sicurezza francese, travestiti da business man. A Bengasi incontreranno un colonnello dell'aereonautica libica indicato da Mesmari: Abdallah Gehani. E' un insospettabile, ma l'ex capo del protocollo di Gheddafi ha rivelato che e' disposto a disertare e che ha anche buoni contatti con la dissidenza tunisina. L'operazione e' condotta in gran segreto, ma qualcosa giunge agli uomini piu' vicini a Gheddafi. Il colonnello intuisce qualcosa. Il 28 novembre firma un mandato di cattura internazionale nei confronti di Mesmari. L'ordine viene trasmesso anche alla Francia attraverso i canali protocollari. I francesi si allarmano, e decidono di eseguire formalmente l'arresto. Quattro giorni dopo, i12 dicembre, viene fatta filtrare la notizia proprio da Parigi. Non si indica il nome, ma si rivela che la polizia francese ha arrestato uno dei principali collaboratori di Gheddafi. La Libia si tranquillizza sulle prime. Poi viene a sapere che Mesmari e' in realta' agli arresti domiciliari nella suite del Concorde Lafayette. E il rai's comincia ad agitarsi".

"Quando arriva la notizia che Mesmari ha chiesto ufficialmente alla Fancia asilo politico, Gheddafi si infuria, - continua Bechis su LIBERO - fa ritirare il passaporto perfino al suo ministro degli Esteri, Mussa Kussa, accusato di responsabilita' nella defezione e nel tradimento di Mesmari. Poi prova a inviare suoi uomini a Parigi con messaggi per il traditore: 'torna, sarai perdonato'. Il 16 dicembre ci prova Abdallah Mansour, capo della radio-televisione libica. I francesi pero' lo fermano all'ingresso dell'Hotel. I123 dicembre arrivano altri libici a Parigi. Sono Farj Charrant, Fathi Boukhris e All Ounes Mansouri. Li conosceremo meglio dopo il 17 febbraio: perche' proprio loro insieme ad Al Hajji guideranno la rivolta di Bengasi contro i miliziani del colonnello. I tre sono autorizzati dai francesi a uscire a pranzo con Mesmari in un elegante ristorante sugli Champs Elyse'e. Ci sono anche funzionari dell'Eliseo e alcuni dirigenti del servizio segreto francese. Tra Natale e Capodanno esce su Maghreb Confidential la notizia che Bengasi ribolle (in quel momento non lo sa nessuno nel mondo), e perfino l'indiscrezione su alcuni aiuti logistici e militari che sarebbero arrivati nella seconda citta' della Libia proprio dalla Francia. Oramai e' chiaro che Mesmari e' diventato la levain mano a Sarkozy per fare saltare Gheddafi in Libia. La newsletter riservata su Maghreb comincia a fare trapelare i contenuti della sua collaborazione. Mesmari viene soprannominato 'Libyan Wikileak', perche' uno dopo l'altro svela i segreti della difesa militare del colonnello e racconta ogni particolare sulle alleanze diplomatiche e finanziarie del regime, descrivendo pure la mappa del dissenso e le forze che sono in campo. A meta' gennaio la Francia ha in mano tutte le chiavi per tentare di ribaltare il colonnello. Ma qualcosa sfugge. I122 gennaio il capo dei servizi di intelligence della Cirenaica, un fedelissimo del colonnello, generale Aoudh Saaiti, arresta il colonnello dell'aeronautica Gehani, il referente segreto dei francesi fin dal 18 novembre. Il 24 gennaio viene trasferito in un carcere di Tripoli, con l'accusa di avere creato una rete di social network in Cirenaica che inneggiava alla protesta tunisina contro Ben Ali'. E' troppo tardi pero': Gehani con i francesi ha gia' preparato la rivolta di Bengasi. Che scoppiera' - conclude Bechis su LIBERO - da li' a qualche giorno..."

Libero - affari italiani


Ok, voi che ne pensate? Io all'inizio non capivo proprio perchè andare in Libia va bene e in altre parti invece no..Facciamo un paio di esempi Yemen, Egitto..nessuno è andato a bombardare..perchè? Non c'erano e ci sono cmq personaggi che sfiorano la dittature sparando sui manifestanti anche in questi contesti? senza contare che l'altro giorno leggevo che l'eni ha appena stipulato cun accordo sul petrolio in libia..
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QUOTE (>>SKAteNaTA<< @ Mercoledì, 23-Mar-2011, 11:13)
Ok, voi che ne pensate? Io all'inizio non capivo proprio perchè andare in Libia va bene e in altre parti invece no..Facciamo un paio di esempi Yemen, Egitto..nessuno è andato a bombardare..perchè? Non c'erano e ci sono cmq personaggi che sfiorano la dittature sparando sui manifestanti anche in questi contesti? senza contare che l'altro giorno leggevo che l'eni ha appena stipulato cun accordo sul petrolio in libia..

petrolio è la parola chiave.
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alamierda84
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'Guerra, l'Italia ha già perso'

«I bombardamenti sono stati decisi per gli interessi privati delle compagnie energetiche. Ma sarà un conflitto più lungo del previsto. Quanto al nostro governo, ha sbagliato tutto dall'inizio: e ora i vertici militari sono allo sbando perché non capiscono che cosa vuole la politica».

Intervista al generale della Nato Fabio Mini

Una guerra motivata dagli interessi delle compagnie energetiche, che durerà più del necessario per colpa dell'incapacità dei politici, e che mette a nudo tutte le ambiguità e il dilettantismo della classe dirigente italiana. Non conosce mezze misure il generale Fabio Mini, già comandante delle forze Nato in Kosovo, intervistato dall'Espresso sull'evoluzione del conflitto libico.

Che cosa sta succedendo in Libia? Si può parlare di guerra?
«A livello giuridico non si può parlare di guerra, ma dal punto di vista militare le somiglia molto. Di sicuro una missione che doveva concludersi in pochi giorni sta andando avanti in maniera statica. E non è certo per le difficoltà incontrate sul campo che questo avviene, quanto per le indecisioni della politica. Doveva finire in un paio di giorni e invece non sarà possibile prevedere quanto durerà».

Quali indecisioni?
«I litigi e le beghe per il comando e per il controllo. Non ci sono problemi organizzativi, perché in Europa esistono delle procedure consolidate e le forze militari ricevono addestramenti simili, anche se provengono da Paesi diversi. Nasce tutto dalle vere ragioni del conflitto».

E quali sarebbero?
«Io sono convinto che le ragioni non siano umanitarie o di rimozione del regime di Gheddafi. Si stanno decidendo i nuovi equilibri energetici dell'area nordafricana e degli Stati che la controllano. Gheddafi da parte sua ha sbagliato nel credere di poter sedare la rivolta come fosse un movimento del pane, e questo perché i movimenti sono stati solo un innesco di un procedimento ben più grande. Ci sono in gioco gli interessi delle compagnie energetiche e tutti gli Stati vogliono dire la loro nella nuova spartizione».

Una corsa alla colonizzazione, insomma?
«Si può parlare di una "guerra coloniale", è vero, tenendo questo termine tra virgolette. Il riassetto del Nord Africa può seguire solo due vie: la ricerca di un equilibrio e di una stabilità che permettano degli investimenti futuri, oppure la balcanizzazione dell'area. La seconda soluzione è quella che è stata applicata più spesso negli ultimi anni in tutti gli scenari di guerra: nei Balcani certamente, ma anche in Afghanistan. Se non si riesce a trovare un punto di accordo, allora si destabilizzano le istituzioni e si frammentano, in modo che il potere vada nelle mani di chi ha degli interessi diversi, come le compagnie private energetiche».

In tutto questo, l'Italia che fa?
«La posizione italiana è un enigma. Ogni giorno vengono fatte dichiarazioni dai politici che non fanno che aumentare la confusione o mettere in mezzo degli obblighi che sono in realtà inesistenti e si usano per minare il successo dell'operazione. E' un po' come se qualcuno desiderasse che la missione fallisca o si concluda con una vittoria di circostanza, con Gheddafi che resta al potere e il rispetto formale della no fly zone. Tanto non gli servono gli aerei per sedare le rivolte».

Ma noi per chi tifiamo in questo momento?
«L'Italia sarà sconfitta in entrambi i casi e questo è sicuro, però ci converrebbe comunque puntare alla caduta di Gheddafi che, ricordiamolo, ha detto solo a noi che siamo dei traditori. Una volta che si è baciato la mano una volta lo si può fare anche una seconda certo, ma con lui abbiamo chiuso. Forse la prossima volta bisognerà baciargli i piedi».

Non è che i ribelli ci vedano troppo di buon occhio però.
«Questo perché non siamo ancora riusciti a trovare un interlocutore alternativo a Gheddafi, mentre i francesi hanno riconosciuto subito la legittimità del consiglio dei ribelli. Faremmo meglio a lasciar fare alle compagnie private ormai».

Cioè?
«Nella logica degli estremi e della provocazione, visto che la politica italiana si è dimostrata inefficace, tanto vale lasciar andare avanti l'Eni e stare a guardare».

Qual è lo stato d'animo dei militari italiani di fronte a questa situazione?
«I piloti sono usciti in missione una volta e appena sono tornati è successo un pandemonio politico, con ministri della Difesa che finiscono per prendersela con i maggiori. Credo che in questo momento i vertici militari siano allo sbando perché non capiscono che cosa vuole la politica da loro e così anche chi è sul campo non capisce. E magari ci penserà due volte prima di eseguire gli ordini e rischiare di vedersi condannato per crimini di guerra».

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QUOTE (alamierda84 @ Mercoledì, 23-Mar-2011, 12:46)
QUOTE (>>SKAteNaTA<< @ Mercoledì, 23-Mar-2011, 11:13)
Ok, voi che ne pensate? Io all'inizio non capivo proprio perchè andare in Libia va bene e in altre parti invece no..Facciamo un paio di esempi Yemen, Egitto..nessuno è andato a bombardare..perchè? Non c'erano e ci sono cmq personaggi che sfiorano la dittature sparando sui manifestanti anche in questi contesti? senza contare che l'altro giorno leggevo che l'eni ha appena stipulato cun accordo sul petrolio in libia..

petrolio è la parola chiave.

Concordo..
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QUOTE (alamierda84 @ Mercoledì, 23-Mar-2011, 11:56)
Di sicuro una missione che doveva concludersi in pochi giorni sta andando avanti in maniera statica. E non è certo per le difficoltà incontrate sul campo che questo avviene, quanto per le indecisioni della politica. Doveva finire in un paio di giorni e invece non sarà possibile prevedere quanto durerà».

«La posizione italiana è un enigma. Ogni giorno vengono fatte dichiarazioni dai politici che non fanno che aumentare la confusione o mettere in mezzo degli obblighi che sono in realtà inesistenti e si usano per minare il successo dell'operazione. E' un po' come se qualcuno desiderasse che la missione fallisca o si concluda con una vittoria di circostanza, con Gheddafi che resta al potere e il rispetto formale della no fly zone. Tanto non gli servono gli aerei per sedare le rivolte».


Credo che in questo momento i vertici militari siano allo sbando perché non capiscono che cosa vuole la politica da loro e così anche chi è sul campo non capisce. E magari ci penserà due volte prima di eseguire gli ordini e rischiare di vedersi condannato per crimini di guerra».

Sono abbastanza d'accordo
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TanK
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QUOTE (>>SKAteNaTA<< @ Mercoledì, 23-Mar-2011, 11:13)

Ok, voi che ne pensate? Io all'inizio non capivo proprio perchè andare in Libia va bene e in altre parti invece no..Facciamo un paio di esempi Yemen, Egitto..nessuno è andato a bombardare..perchè? Non c'erano e ci sono cmq personaggi che sfiorano la dittature sparando sui manifestanti anche in questi contesti?

Bè, no.
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In Egitto c'è stata una rvolta popolare e l'esercito si è schierato con i manifestanti, costringendo Mubarak a dimettersi. Cosa ti fa pensare che ci fosse bisogno di un intervento armato da parte dell'Onu?
In Yemen ci sono continue manifestazioni che per ora vengono represse sanguinosamente, ma non è che l'Onu può mettersi in mezzo al momento... cioè, chi dovrebbero andare a bombardare?

In Libia la situazione è molto diversa, i ribelli hanno preso in mano una parte del paese e l'esercito la vuole riconquistare, quindi c'è un fronte di guerra e due eserciti schierati (quello ufficiale e quello dei ribelli). Qui sì che l'Onu può decidere di dare man forte ad una delle parti e l'ha fatto, contro il ditattore. Quindi in linea teorica non mi sembra ci sia nulla di sbagliato.
Poi su come è stato fatto l'intervento ho anch'io moltissime riserve, ma in linea di principio non capisco le vostre perplessità.
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senza contare che l'altro giorno leggevo che l'eni ha appena stipulato cun accordo sul petrolio in libia..


L'ENI ha interessi in Libia da almeno 40 anni, non mi sembra una gran novità...
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Inviato il: Giovedì, 24-Mar-2011, 09:23
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QUOTE (TanK @ Giovedì, 24-Mar-2011, 00:11)
cioè, chi dovrebbero andare a bombardare?

In Libia la situazione è molto diversa, i ribelli hanno preso in mano una parte del paese e l'esercito la vuole riconquistare, quindi c'è un fronte di guerra e due eserciti schierati (quello ufficiale e quello dei ribelli). Qui sì che l'Onu può decidere di dare man forte ad una delle parti e l'ha fatto, contro il ditattore. Quindi in linea teorica non mi sembra ci sia nulla di sbagliato.
Poi su come è stato fatto l'intervento ho anch'io moltissime riserve, ma in linea di principio non capisco le vostre perplessità.
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senza contare che l'altro giorno leggevo che l'eni ha appena stipulato cun accordo sul petrolio in libia..


L'ENI ha interessi in Libia da almeno 40 anni, non mi sembra una gran novità...

Gli stessi paesi che, sconvolti dagli atteggiamenti di Gheddafi sono intervenuti? Perchè non dovrebbero?Oppure bisogna aspettare che un popolo trovi la forza di spaccarsi in due e lottare prima di intervenire su qualche dittatore? (che poi non è detto che intervengano nemmeno in questo caso)

Per quanto riguarda L'eni l'ho segnalato in quanto indicativo sulle motivazioni possibili di questo intervento..essendoci il petrolio potrebbe essere possibile che qualcuno abbia voglia di farsi i suoi interessi oltre a fare gli interessi del popolo libico..a me pare che questo intervento sia avvenuto fondamentalmente per interessi economici francesi, soprattutto se consideriamo che Sarkozy fino all'altro giorno era poco appoggiato dal suo stesso popolo, avendone perso stima e fiducia e per il fatto che nel 2012 ci saranno le presidenziali. Ciò che di base mi infastidisce in questo discorso non è l'intervento di per sè ma le motivazioni economiche e politiche molto più valide che a volte si trovano tra le righe degli articoli che ho letto. E' vero che ci sono sempre state dietro ad ogni guerra ma è anche vero che perlomeno venivano riconosciute come tali e giudicate secondo coscienza..
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TanK
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QUOTE (>>SKAteNaTA<< @ Giovedì, 24-Mar-2011, 09:23)
Gli stessi paesi che, sconvolti dagli atteggiamenti di Gheddafi sono intervenuti? Perchè non dovrebbero?Oppure bisogna aspettare che un popolo trovi la forza di spaccarsi in due e lottare prima di intervenire su qualche dittatore?

I paesi che sono intervenuti in Libia l'hanno fatto per limitare i danni (anche economici) di una guerra civile.
E' ovvio che bisogna aspettare che un popolo si spacchi in due, scusa! Che diritto abbiamo di intrometterci nella politica interna di altri paesi?? O vorresti che facessimo i poliziotti del mondo come voleva fare Bush?
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Per quanto riguarda L'eni l'ho segnalato in quanto indicativo sulle motivazioni possibili di questo intervento..essendoci il petrolio potrebbe essere possibile che qualcuno abbia voglia di farsi i suoi interessi oltre a fare gli interessi del popolo libico..


"Possibile"? Ma è sicuro che si fa anche per questo! Sai quanto costa un intervento del genere? Milioni e milioni di euro. E nessuno fa niente per niente!
Se i ribelli vincono, la Libia sarà indebitata per anni con i suoi "salvatori", proprio come è successo a noi con gli USA dopo che ci hanno liberati dai nazisti.
E' così che funziona la politica internazionale, da sempre. Non è un mondo di crocerossini disinteressati, mi sembra abbastanza chiaro!

QUOTE

Ciò che di base mi infastidisce in questo discorso non è l'intervento di per sè ma le motivazioni economiche e politiche molto più valide che a volte si trovano tra le righe degli articoli che ho letto. E' vero che ci sono sempre state dietro ad ogni guerra ma è anche vero che perlomeno venivano riconosciute come tali e giudicate secondo coscienza..


Allora non so che articoli hai letto, forse alcuni vogliono far apparire l'Europa come un continente "eroico" che opera soltanto per il bene comune? a me la situazione appare abbastanza chiara, e da un bel po' di tempo.
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>>SKAteNaTA<<
Inviato il: Giovedì, 24-Mar-2011, 11:34
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QUOTE (TanK @ Giovedì, 24-Mar-2011, 11:23)
I paesi che sono intervenuti in Libia l'hanno fatto per limitare i danni (anche economici) di una guerra civile.
E' ovvio che bisogna aspettare che un popolo si spacchi in due, scusa! Che diritto abbiamo di intrometterci nella politica interna di altri paesi?? O vorresti che facessimo i poliziotti del mondo come voleva fare Bush?
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"Possibile"? Ma è sicuro che si fa anche per questo! Sai quanto costa un intervento del genere? Milioni e milioni di euro. E nessuno fa niente per niente!
Se i ribelli vincono, la Libia sarà indebitata per anni con i suoi "salvatori", proprio come è successo a noi con gli USA dopo che ci hanno liberati dai nazisti.
E' così che funziona la politica internazionale, da sempre. Non è un mondo di crocerossini disinteressati, mi sembra abbastanza chiaro!

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Ciò che di base mi infastidisce in questo discorso non è l'intervento di per sè ma le motivazioni economiche e politiche molto più valide che a volte si trovano tra le righe degli articoli che ho letto. E' vero che ci sono sempre state dietro ad ogni guerra ma è anche vero che perlomeno venivano riconosciute come tali e giudicate secondo coscienza..


Allora non so che articoli hai letto, forse alcuni vogliono far apparire l'Europa come un continente "eroico" che opera soltanto per il bene comune? a me la situazione appare abbastanza chiara, e da un bel po' di tempo.

Io in questo contesto non capisco la differenza che tu metti tra "i poliziotti del mondo come vuole Bush" e questo discorso..scusa ma noi stiamo facendo cmq i poliziotti che poi facciamo i poliziotti buoni o cattivi è un conto ma alla fine della fiera siamo andati in un paese che aveva dei problemi, abbiamo preso la parte di chi ha ragione e siamo intervenuti. Abbiamo fatto i poliziotti.

Assolutamente non è un mondo di crocerossini disinteressati, ce l'ha insegnato l'america in vietnam, in afganistan e così anche altri paesi in altri contesti solo che mi fa impressione come il fine possa giustificare i mezzi in questo discorso. Se il fine è buono allora si possono comprendere queste macchinazioni politiche ed economiche, se il fine è sbagliato oltre a condannare lo scopo finale si condannano anche le motivazioni che in questo caso vengono giustificate..scusa, avrò una mente bacata, contorta ecc..ecc..però io non ci sto..se per me è scorretto lo dico..

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TanK
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Ma ci mancherebbe Skate, siamo qui proprio per scambiarci idee, no?
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E' che proprio non riesco a capire il tuo punto di vista.
Non trovi differenza tra l'atteggiamento di Bush e questo intevento?
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